La scuola che vorrei … Insegnare oggi

L'insegnamento è annoverato fra le
professioni più appaganti (insieme a quella di infermiere e di pompiere),
ma la scarsa considerazione da parte degli amministratori pubblici, l'aumento
della burocrazia e la penuria di risorse concrete per l'innovazione didattica
mina profondamente la fiducia dei docenti. Da una piccola indagine-questionario
sulle richieste e sulle necessità della scuola è emerso che la situazione
è complessa ed a volte contradditoria. Ma gli insegnanti tengono duro!
I
risultati sono stati presentati al Meeting dei Docenti virtuali & Insegnanti
2.0, tenutosi a Lamezia Terme il 31 maggio 2015.

Il questionario è stato diffuso sui social e da Solotablet ad adulti e studenti
A scuola tra relazione e tecnologia
Negli ultimi decenni i modelli educativi familiari
sono molto evoluti: dalla educazione normativa si è passati all'educazione per
la realizzazione del sé. Il figlio è lasciato libero di seguire le proprie
inclinazioni, ma spesso viene protetto oltre misura dall’assunzione delle
proprie responsabilità.
Nell’attuale sistema educativo si può crescere con una
fragilità narcisistica, legata alla costruzione di immagini del sé lontane
dalla realtà. Gli spazi virtuali che i ragazzi abitano e nei quali si
relazionano permettono la creazione di
identità intangibili. Il mondo reale, corporeo e fisico, restituisce una
immagine del sé diversa da quella del mondo virtuale ed immaginifico nel quale
il ragazzo si percepisce. Troppo spesso la realtà cozza con la percezione e
subentra la crisi, i problemi relazionali con l’esterno. (Matteo LANCINI, Psicologo e psicoterapeuta e
Presidente Fondazione Minotauro).
La scuola è il luogo delle relazioni, anche con gli
insegnanti.
A scuola si è inseriti in un processo creativo della
personalità più ampio di quello connesso alla tecnologia da sola, ma che dagli
ambienti virtuali allargati non può prescindere.

Il capitale
sociale dell’era digitale
Oggi non c’è più bisogno di mobilitare risorse più o
meno ingenti per avvicinarsi ad un tema, un contenuto, una persona: basta
sapere dove cercare! Inoltre intrattenere rapporti è un investimento quasi a
costo zero dal punto di vista del budget, però richiede tempo, che è una
risorsa preziosa e va tenuto in conto (“A scuola di social media”, di Stefania Capogna).
La gestione del tempo è uno dei nodi critici centrali
della vita nell’era digitale: essere sempre connessi può diventare fonte
dispersione e disorientamento invece che preziosa risorsa ed occorre educare
gli studenti a saper stare in rete.
Nelle scuole italiane si è tuttavia ancora molto
lontani dallo sfruttamento del capitale sociale: finora i due decreti Carrozza
sui contenuti digitali e sulle piattaforme di gestione didattica ed
amministrativa sono stati disattesi, come anche l’accesso alla Banda larga è
ancora un sogno per la maggioranza delle scuole. Si spera che la situazione
possa cambiare grazie al diritto di accesso ai dati (Legge 124/15) ed alla
Buona Scuola (Legge 107/15) (Ferri)
Inoltre in Italia si sta anche
assistendo al crollo delle immatricolazioni all’Università. Sembra che
l’ascensore sociale sia bloccato e che la “nuova classe operaia” non vada
all’Università: in realtà dai licei arrivano più iscritti, mentre c’è stata una
flessione del 50% in dieci anni dai professionali e tecnici (Repubblica ).
La scuola dovrebbe quindi aprire
ad un altro risvolto sociale positivo dell’era digitale: la “massificazione”
della conoscenza, che permette l’accesso a risorse formative di alto livello
anche a chi è distante dalle Università tramite appositi corsi online (Mooc e
simili), spesso gratuiti o a costi bassissimi. Gli studenti a scuola dovrebbero
aver “imparato ad imparare”, cioè a saper informarsi ed a saper utilizzare le
risorse in rete per il proprio apprendimento (lifelonglearning).

I risultati dell’indagine-questionario: ombre e luci
·
Gli studenti di oggi sono percepiti:
- Disorientati e confusi,
- Preoccupati
- Tecnologici
- Ragazzi normali
·
Le richieste che vengono fatte alla scuola:
- Saper sviluppare la creatività
ed autonomia dei propri alunni
- attività più coinvolgenti in
classe
- Formazione a 360° della
persona
- Trasmissione dei saperi
- Accompagnamento e comprensione
- Utilizzare le tecnologie come
utile supporto all’apprendimento
OMBRE: E’ imprescindibile che
la scuola smetta di arroccarsi su pratiche didattiche vetuste, ma governi autorevolmente
il cambiamento, sostenendo lo sviluppo olistico dei giovani nei vari aspetti
sociali, culturali e tecnologici necessari per vivere e lavorare domani nel
complesso mondo moderno.
Adulti
competenti e consapevoli cercasi!

LUCI: Un commento dal
questionario: “Mio figlio frequenta la
quinta elementare ed è stato fortunato ad incontrare una maestra che utilizza
molto bene la tecnologia. E' stato un percorso utile e ben supportato dalla sua
insegnante evidentemente preparata. Non posso che esprimere la mia
soddisfazione anche perché utilizza tanti programmi (consigliati dalla sua
maestra) utili per l'apprendimento delle materie scolastiche e non solo. Il mio
commento nel complesso non può che essere molto positivo. Vi saluto augurandovi
buon lavoro!” ( Commento
firmato )
Quale fiducia nel futuro della scuola?
Dal questionario emerge che
gli insegnanti sono decisamente pessimisti, mentre i non-docenti nutrono molta
fiducia su un futuro positivo! Perché?
Il ruolo dell’insegnante è
considerato socialmente importantissimo, ma la valorizzazione ed il
riconoscimento del suo lavoro è in Italia ai minimi storici. Ciò provoca una
evidente contraddizione nella valenza della figura dell’insegnante vista
dall’interno o dall’esterno.
Un altro punto di criticità è
rappresentato dal carico eccessivo di aspettative e richieste fatte ai docenti.
Il quotidiano per chi fa scuola è segnato da carichi sempre maggiori di
responsabilità educative scaricate sulla scuola, di eccessivi orpelli
burocratici (spesso inutili), di richieste di innovazione didattica non
supportate dalla possibilità di adeguata formazione (se non a carico del docente).

Per uscire dall’impasse la strada è una sola: fare gruppo
e condividere risorse e buone pratiche per fronteggiare le richieste e
diminuire il carico sul singolo docente: l’unione fa la forza! Ma per far
questo occorre andare oltre e potenziare il lavoro di squadra e dare senso alle
attività collegiali, spesso ridotte a pratiche vuote e ripetitive, vissute e
sopportate come “obblighi di servizio”.
Tutto ciò va accompagnato da
forti e precise richieste di categoria rivolte all’amministrazione. “La Buona
Scuola siamo noi!” non deve ridursi ad un grido sterile, ma trasformarsi in
critica costruttiva sui temi forti della formazione e dell’educazione. Una
critica autorevole, che sappia farsi ascoltare.
Le parole d’ordine sono:
dinamismo, interattività… creatività. Senza tirarsi indietro di fronte al nuovo
ed alle difficoltà. Come essere coerenti altrimenti nel formare i nuovi
protagonisti del domani?
Adulti
competenti e consapevoli cercasi!

Gli insegnanti non si arrendono, tengono duro e continuano a
cercare di dare il meglio di sé. Perché?
L'insegnamento non è annoverato fra le professioni facili o
ben retribuite. L’insegnamento è annoverato fra le professioni più appaganti,
insieme a quella di infermiere e di pompiere.
La risposta quindi potrebbe essere: "Solo una vita spesa per gli altri vale la pena di essere
vissuta" (Albert Einstein).
