
Slide dell'intervento: Insegnanti digitali 2.0 | PPT (slideshare.net)
L’insegnante 2.0
Le necessità formative evolvono
continuamente e le attività formative si arricchiscono sempre più grazie ai
tanti strumenti nuovi e tecnologici a disposizione. Agli insegnanti si chiede
di formare i nuovi cittadini di domani, capaci di entrare con successo nel
mondo del lavoro e di rimanerci grazie all’acquisizione di competenze disciplinari,
trasversali e relazionali adeguate. Si parla di educare al successo e di
meritocrazia, ma non bisogna mai perdere di vista il fatto che la scuola è una
comunità di scambio e di crescita continua dove, in primis, si formano persone.
Persone sono anche gli insegnanti, che formano persone senza mai smettere di
formarsi (ed informarsi) per tutta la vita: “Amo insegnare. Amo apprendere. Per
questo motivo sono un insegnante.”(dal Manifesto degli Insegnanti)
Come è cambiata la
formazione
Lo sviluppo della Rete Internet ed il progredire della tecnologia informatica
ha messo in profonda crisi il tradizionale sistema educativo. E’ iniziata l’era
della scelta e dell’innovazione nella quale la valutazione degli apprendimenti
e la responsabilizzazione dei soggetti in formazione nel processo di
apprendimento diventano importanti strumenti per acquisire le competenze di
cittadinanza e professionali. In quest’ottica la qualità e la modernità
dell’insegnamento e dell’offerta formativa degli istituti di formazione, scuole
e università, diventa dirimente.

Negli anni ’80 eravamo in piena era digitale e la tecnologia
era sfruttata in maniera accessoria, soprattutto per l’elaborazione automatica.
Le macchine di calcolo potenti erano riservate ad Università ed Aziende, il PC
di casa era appena diventato “personal”e si lavorava sullo schermo nero del
DOS, salvando i dati sui floppy disk. Col progredire delle soluzioni per
l’hardware ed il software (Mac e Windows 95) e con il diffondersi delle
comunicazioni e del World Wide Web nasce l’internet dei contenuti: il Web 1.0.
La rete diviene una vetrina di contenuti statici.
Occorre attendere il 2000 perché esplodano le possibilità di
utilizzo della tecnologia nell’istruzione. Le tecnologie smart e portatili
permettono alle persone di connettersi facilmente: ciò, unito allo sviluppo dei
contenuti dinamici e dei social network nel Web, consente alle persone di esprimersi,
comunicare ed interagire con gli altri in rete. Cresce l’importanza
dell’usabilità e del modo di condividere i contenuti. Tim O’Reilly conia il termine Web 2.0, il web dinamico ( http://www.whyblog.it/web-1-0-2-0-3-0-e-evoluzioni-del-web/
).
Oggi si è passati dalla mera connettività alla
personalizzazione (tablet, google glass, strumenti multifunzionali …) e ciò può
e deve costituire una funzionale integrazione delle tecnologie a scuola per
supportare il processo di apprendimento-insegnamento.

http://gettingsmart.com/2014/01/infographic-setting-context-brief-history-edtech/
Stiamo entrando nell’era del Web 3.0, il Web delle cose o
Web semantico, nel quale le informazioni sono associate ad un codice ed a
parole chiave (Google glass, codici QR … ), che permettono di reperirle in modo
velocissimo, semplificando le ricerche e la gestione dei dati. Berners-Lee
ipotizza una completa ridefinizione della realtà tramite la grafica vettoriale
scalabile e si parla di una futura rete in 3D, non più fatta di pagine, ma di
spazi in cui muoversi per trovare ciò che si cerca. I motori di ricerca
utilizzano algoritmi sempre più sofisticati, che personalizzano l’orientamento
tra le informazioni, selezionando quelle più utili per l’utente specifico
(intelligenza artificiale). Grandi potenzialità da sfruttare in ambiti
educativi per imparare ad informarsi e formarsi per la vita.
Educare al successo
La società della modernità liquida richiede persone capaci
di reagire prontamente alle sollecitazioni, resilienti, comunicative, capaci di
lavorare e collaborare costruttivamente con gli altri. Le istituzioni civili
sono quindi chiamate a prendere decisioni a questo riguardo fornendo istruzioni
programmatiche ed indicando orizzonti d’azione. Non sempre ciò avviene tenendo
conto della voce degli educatori, spesso neanche interpellati. Per questo
stanno fiorendo nei vari Paesi Associazioni e Comunità di insegnanti che fanno sentire
la loro voce, esponendo la vision professionale
sia per le modalità di lavoro in classe che per la progettazione didattica a
lungo termine allo scopo di assicurare e salvaguardare la qualità dell’offerta
formativa.
L’associazione americana E4E (Educators for Excellence) ha
pubblicato una “Dichiarazione dei principi e convinzioni”, selezionando 22
azioni giudicate “utili modelli” da seguire nelle politiche educative.

http://educators4excellence.zissousecure.com/register
Le prime 6 azioni riguardano le Abilità e la Formazione:
- Ampliare l’accesso ad una adeguata formazione
ICT
- Formare i docenti ad integrare le tecnologie con
i saperi disciplinari
- Educare alla cultura d’impresa fin dalla giovane
età
- Incoraggiare gli studenti universitari ad avviare
un business prima di aver conseguito la laurea
- Modificare i curricula della formazione
universitaria in modo che rispondano alle reali necessità del mercato
occupazionale, incrementare l’integrazione del digitale nell’offerta formativa,
favorire esperienze lavorative part-time (o stagionali) a latere del percorso
universitario
- Incoraggiare le grandi imprese a fornire
formazione.
Si percepisce una accentuata focalizzazione della formazione
sull’output verso il mondo del lavoro.
Roger Abravanelnm fa quattro proposte per promuovere la
meritocrazia in Italia e quindi far ripartire il Paese. Nella seconda propone di creare un sistema di testing
nazionale standard per misurare la qualità della nostra scuola e il merito di
insegnanti, che sdice essere l’unica vera leva per aumentare il merito degli
studenti. Tale sistema dovrà porsi i seguenti obiettivi:
- selezionare le università di eccellenza
- aumentare il numero dei laureati triennali che
trovano lavoro adeguato
- migliorare drasticamente la qualità della scuola
primaria e secondaria, in particolare al Sud.
Indubbiamente l’autoreferenzialità di molte istituzioni
educative non favorisce né garantisce la qualità dell’offerta formativa. Prove
tipo Invalsi o Ocse-Pisa, con tutte le critiche che si possono loro fare, sono
comunque un modo di uscire dal bozzolo, di aprirsi ad una valutazione esterna
ed indipendente. Come anche importante sarebbe la valutazione di un Istituto
scolastico o di una Università in base ai risultati ottenuti dai propri
studenti in uscita, nel segmento scolastico successivo o nella capacità di
trovare al più presto un impiego coerente con il proprio percorso di studi.

Da Syracusanews
In questo senso il mondo del lavoro funge da tester della
qualità della formazione. Occorre però fare molta attenzione a che la
formazione non sia finalizzata ad “andare bene” alle prove o solo all’utilizzo
delle persone nel mercato del lavoro, per far girare l’economia.
Educare la persona!
A scuola non ci si può limitare ai risultati in termini di
efficienza o di voto numerico. Questi sono importanti, ma non sono le uniche
evidenze cui guardare. La notazione di Abravanel sulla scuola del sud, i
commenti qualunquistici dei giornali sulla distribuzione dei risultati delle
prove Invalsi in Italia dimostrano miopia e scarsa valutazione della
complessità del problema educativo e della dispersione scolastica legata ai
disagi sociali, spesso provocati da cattive amministrazioni pubbliche.
Sul significato profondo dell’insegnamento i docenti
italiani hanno steso il Manifesto del Insegnanti, condiviso e redatto in
maniera collaborativa tramite il Web:

Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.
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Essere insegnante è difficile. Formare persone capaci di
muoversi in una società in cui nulla è certo ed i confini del reale e del
digitale sfumano l’uno nell’altro è certamente complesso. Anche l’educazione è
liquida. Come nota il filosofo Bauman, prima si formavano gli allievi come
missili balistici: puntati in una ben definita direzione, par fare un certo
lavoro e portarlo avanti per tutta la vita; oggi invece le carriere sono
mutevoli ed occorre formare missili intelligenti, capaci di cambiare direzione
e seguire il bersaglio, sempre più mobile. Anche l’insegnamento non sfugge a
questa legge: occorre aggiornarsi, informarsi, comunicare, confrontarsi, mai
smettere di imparare, saper ben interpretare anche l’aspetto sociale di una
professione amatissima ed entusiasmante.
Scuola 2.0, LIM,
Classi 2.0 … da dove cominciare?
L’insegnante digitale deve essere acquisire molte competenze
diverse su:
•
Utilizzo della tecnologia nelle quotidiane
attività in classe
•
Progettazione del percorso di sviluppo delle
competenze disciplinari e trasversali
•
Integrazione delle risorse Web con gli e-book e
quelle cartacee
•
Produzione collaborativa di materiali didattici
in classe e per la classe
•
Collaborazione tra pari (tra alunni, ma anche
tra insegnanti)
E’ prioritario informarsi e confrontarsi nelle tante
comunità di scambio, blog, siti, riviste online: tutti luoghi virtuali o reali nei
quali trovare consigli, supporto, collaborazione, amicizia!

Comunità FB “Docenti Virtuali” ed “Insegnanti 2.0”